Personaggi

Questa sezione del sito vuole raccontare la storia di quelle persone che con la loro passione hanno contribuito alla conservazione, gestione e creazione dell'agrobiodiversità. Il nostro sguardo spazia nel tempo, andando a cercare personaggi dei secoli passati, e nello spazio, non limitandoci all'Italia o all'Europa ma considerando il tema a livello mondiale.

Nel 1906 Nazareno Strampelli ebbe modo di poter svolgere le sperimentazioni in campo sui danni della siccità nel frumento meridionale su un fondo agricolo vicino a Foggia di proprietà di Raffaele e Antonio Cappelli, dediti all’agricoltura e alla gestione dei possedimenti familiari in Puglia. Proprio per dare
testimonianza della generosità dei fratelli Cappelli nel sostegno alla sua attività, Strampelli dedicò loro una varietà di grano duro autunnale ottenuta dalla varietà tunisina “Jeanh Rhetifah” che già dal 1915 si chiamava “Cappelli” ma che assunse il nome completo “Senatore Cappelli” al momento del rilascio, nel
1923, a due anni dalla morte di Raffaele Cappelli, da poco nominato Senatore.

Viaggi, popoli e…viti. Giuseppe Acerbi e la sua raccolta scomparsa di vitigni
Giuseppe Acerbi (Castel Goffredo, 3 maggio 1773 – Castel Goffredo, 25 agosto 1846) è stato un personaggio poliedrico: politico (fu al Congresso di Vienna del 1814), esploratore (alla fine del XVIII secolo fece un lungo viaggio in Svezia e in Finlandia raggiungendo Capo Nord mentre, negli anni successivi, esplorò l’Egitto), archeologo (la sua raccolta di reperti archeologici egiziani è oggi raccolta in un museo a Mantova) e appassionato naturalista.

Juliana Ferraz da Rocha Santilli, giurista e socioambientalista, di cui va ricordato in particolare l’impegno ultradecennale sul tema dell’agrobiodiversità e dei diritti degli agricoltori, lo scorso 18 novembre ci ha lasciato dopo una lotta di quasi due mesi contro le sequele di unictus. Assieme al marito Marcio Santilli, fu socia-fondatrice dell’Instituto Socioambiental (ISA), ong brasiliana di rilievo e riferimento nazionale ed internazionale.

Giuseppe Di Rovasenda: un protagonista dell’ampelografia fra il XIX e il XX secolo

La figura di Giuseppe Di Rovasenda, protagonista della vitivinicoltura italiana del XIX secolo, è nota solo agli studiosi di ampelografia storica ma meriterebbe, invece, un maggiore approfondimento storico e biografico. In attesa di questi studi provvediamo a dare alcune brevi indicazioni biografiche.

“Gli agronomi italiani farebbero buon viso oggi ad un libro che registrasse tutte le varietà delle Uve che si coltivano nella penisola, ne stabilissero dei caratteri, ne determinassero la sinonimia per il variare delle forme e delle proprietà, per le differenze di dialetti, per la corruzione di nomi, e per la introduzione di varietà e di nomi stranieri, poco meno che inestricabile. Il Micheli tentò appunto cotesta impresa nella sua Istoria delle viti” (Adolfo Targioni Tozzetti)

Le vite di Emanuele e Ugo De Cillis sono strettamente legate alla storia del frumento in Italia: sono stati i primi a fare un repertorio delle varietà coltivate in Italia, fonte molto preziosa per il lavoro che si sta facendo a partire dalle varietà da loro descritte. Emanuele De Cillis si laureò nel 1887 alla Scuola Superiore di Scienze Agrarie di Portici come Nazareno Strampelli e molti altri agronomi dei primi del novecento.

Nato a Trieste, si laureò in Agraria a Bologna con Francesco Todaro nel 1924. L’anno successivo si trasferì a Firenze presso il Dipartimento di Agronomia che, dal 1931, fu diretto da Alberto Oliva di cui diventò allievo.
Attento ai problemi agronomici della montagna Gasparini si trovò ad operare in un periodo, quello fascista, durante il quale si cercò di aumentare la produzione granaria per soddisfare il crescente fabbisogno nazionale. Furono messe così a coltura anche terre marginali e relativamente poco fertili come quelle montane per le quali erano necessarie tecniche agronomiche specifiche e varietà adatte ai climi e ai suoli montani.

Prima dell’introduzione del mais nelle campagne venete le granaglie coltivate da polenta erano il grano saraceno (Fagopyrum sagittatum, detto Formentòn) e la saggina (Sorghum vulgare, detta Meliga o più comunemente sorgo). In una pubblicazione del 1549 si trova una nota sulla prima coltivazione del mais in Italia, tra Rovigo e Verona infatti erano coltivate a scopo alimentare una varietà di mais bianco ed una varietà rossa.

"Una comunità internazionale litigiosa che insiste sui diritti sovrani, su ciò che si è evoluto molto prima degli inizi della civilizzazione, è probabile che perderà nel lungo periodo ciò che cerca di sfruttare nel breve periodo."